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Il borgo fantasma: le rovine di Canale Monterano

Un borgo fantasma. Questa è stata la prima impressione che ho avuto la prima volta che vidi le rovine di Canale Monterano. Era il 2008 ed insieme al mio compagno e ad una coppia di amici decidemmo di venire qui senza sapere bene cosa aspettarci. Ad accoglierci ci fu un silenzio spettrale e surreale. Le rovine di questo antico paese erano davanti a noi bellissime e dimenticate da tutti. O quasi. In realtà da almeno cinquant’anni questo borgo è un vero e proprio set cinematografico. Amato da Pasolini, da Monicelli e da numerosi altri registi più o meno noti. Il turismo di massa, quello che da Roma si muove la domenica per fare una gita fuori porta, è arrivato solo di recente. Con gli anni ci sono tornata più volte. L’ultima è stata solo qualche giorno fa e sono rimasta sorpresa nel vedere quanta gente imperversasse per quelle rovine e quante voci risuonassero simultaneamente. Quell’aura di borgo fantasma ritorna prepotente quando scende la notte e su di esso ripiomba il silenzio.

Come arrivare

Il comune di Canale Monterano si trova nella Tuscia Romana. Dista da Roma 50 km, solo 10 dal lago di Bracciano e poco più di 30 dal mare. Le rovine si trovano poco fuori l’abitato moderno e sono poste su un’altura tufacea immersa in uno scenario paesaggistico straordinario. Lo sperone di roccia dove l’antico borgo si sviluppava è solcato da due grandi forre scavate rispettivamente dal fiume Mignone e dal torrente Bicione. Sotto, dove scorrono fiume e torrente, si trova un fitto bosco con una “zolfatara” ed una bella cascata dedicata a “Diosilla”. Quando arrivate a ridosso del sito avete la possibilità di lasciare l’auto in ampi parcheggi. Quello più vicino al sito è il parcheggio “Comunaletto” che vi consente, dopo aver percorso un breve tratto di strada sterrata e pianeggiante, di arrivare all’ingresso dove si trova l’imponente acquedotto del XVII secolo. Il parcheggio della “Diosilla” invece è leggermente più distante. Dovrete attraversare il bosco in basso dove si trova la cascata e la zolfatara e poi salire lungo il sentiero che conduce all’ingresso del sito. In ogni caso non limitatevi a vedere solo le antiche rovine ma esplorate anche il bosco in basso. Si tratta di una passeggiata immersa in una natura strabiliante che richiede solo un minimo di allenamento ed è alla portata di tutti, adulti e bambini. L’ingresso al sito è completamente gratuito.

Il borgo: le rovine

La prima cosa che appare non appena varcate l’ingresso dell’antica Monterano sono le arcate a due ordini di un acquedotto risalante al periodo in cui il borgo conobbe il suo massimo splendore.

Non è un acquedotto romano, come più volte erroneamente letto in alcuni blog, ma risale alla fine del 1600, ossia al periodo in cui la famiglia Altieri divenne proprietaria del feudo. Membro illustre di questa nobile famiglia fu Emilio Bonaventura Altieri, salito al soglio pontificio nel 1670 con il nome di Clemente X. Si tratta del Papa più anziano della storia. Aveva ben ottant’anni e morì 6 anni dopo la sua elezione. A Palazzo Barberini a Roma è esposto un suo busto in marmo opera di Gian Lorenzo Bernini. Ricordo questo dettaglio che potrebbe risultare irrilevante solo per mettere in risalto il fatto straordinario che parte di ciò che vedrete tra le antiche rovine di Monterano si deve al genio creativo del Bernini!

Il borgo ha origini etrusche e nei secoli molte sono state le vicissitudine di eventi e molti i passaggi di mano del feudo. Ciò che vediamo oggi, o meglio ciò che resta in piedi, rappresenta una fotografia della città così come era stata voluta da papa Clemente X e realizzata dal Bernini. Pur nel decadimento degli edifici e nonostante la vegetazione si sia ripresa i propri spazi è facile scorgere l’antico splendore e la magnificenza di alcuni edifici. Spettacolare è la vista del grande spiazzo erboso posto davanti alla porta delle mura che si apre verso ovest. In posizione scenografica si staglia la facciata cadente della chiesa di San Bonaventura con l’annesso convento. Visibile il timpano con un rosone centrale e due esili pennacchi laterali che un tempo costituivano i due campanili gemelli. All’interno della chiesa, completamente scoperchiata, troneggia un grande fico bicentenario. Le sue fronde superano in altezza le mura della chiesa. Pensate che il fusto ha una circonferenza di 3 metri, è alto 9 metri e la sua chioma ha un diametro di 8 metri! Non a caso rientra tra gli alberi monumentali del Lazio.

L’immagine della chiesa con l’antistante fontana ottagonale credo sia l’immagine simbolo di Canale Monterano. Resa celebre dal film “Il marchese del Grillo” dell’immenso Mario Monicelli. Nel film, l’interno della chiesa è il covo dei briganti. Appoggiato al meraviglioso fico, Don Bastiano, il prete scomunicato, incontra il Marchese del Grillo. Vi posto la scena del film.

Come qualcuno avrà notato guardando questa scena, la fontana ottagonale manca. L’originale del Bernini fu collocata nella piazza principale del paese moderno alla fine degli anni 50 ed una copia è stata messa, nel punto in cui si trovava l’originale, solo nel 1988. “Il Marchese del Grillo” è stato girato nel 1981 e dunque la copia non era ancora stata inserita.

Continuando a camminare tra le antiche rovine, si arriva davanti all’antico palazzo baronale, anch’esso completamente privo dei tetti ed in uno stato cadente. Ben visibili sono le due torri laterali, una quadrata e l’altra rotonda, collegate tra di loro da una loggia con sei arcate. Sulla facciata colpisce la maestosa “fontana del Leone”. L’originale, opera del Bernini, si trova all’interno del municipio della moderna cittadina mentre quella visibile nel sito non è altro che una riproduzione fedele. Il Bernini, sfruttando le rocce naturali ivi presenti collocò sulla sommità un leone nell’atto di percuotere con una zampa la roccia per farne uscire acqua. Dallo zampillo che si creava artificiosamente, l’acqua cadeva nella vasca sottostante. L’effetto scenico è meraviglioso.

Meritano attenzione anche gli altri ruderi. Sono suggestivi i resti della chiesa di San Rocco, dell’antico granaio, del campanile della cattedrale completamente scomparsa ed i ruderi di altri edifici. Chissà quante ne hanno viste questi luoghi! Chiudete gli occhi ed immaginate un paese completamente avvolto dalle fiamme, le urla degli abitanti in preda al terrore mentre cercano di recuperare qualche misero oggetto personale prima di abbandonare il paese e la furia dei soldati francesi mentre lo mettono a ferro e fuoco. Canale Monterano non è stata distrutta dal tempo o dall’incuria umana. La sua rovina ha una causa ed una data precisa. Nel 1799, poco più di un secolo dopo la morte del Bernini e di Papa Clemente X, l’esercito francese, giunto in Italia per scacciare il Papa ed instaurare la Repubblica Romana, incendia e distrugge il paese, costringendo la popolazione, già decimata dalla malaria e da carestie, ad abbandonare per sempre le proprie case. Si racconta che la causa principale fu una lite tra gli abitanti di Monterano e quelli del vicino paese Tolfa per un carico di grano. Che sia questo il motivo o un altro, quel che è certo è che la pur breve vita della Repubblica Romana generò negli animi di coloro che subirono l’occupazione francese un forte astio nei confronti di questi ultimi ed i tentativi di rivolta furono spesso sedati solo con la totale distruzione dei paesi ribelli. La stessa sorte quell’anno è toccata a paesi vicini come Allumiere o la stessa Tolfa.

Tra quegli sparuti resti mi sembra ancora di sentire la furia distruttrice mentre quel sentimento antifrancese continua a riecheggiare nelle parole che Monicelli mette in bocca a Don Bastiano quando, all’interno della chiesa di San Bonaventura, si rivolge al Marchese del Grillo: – “Mò te la fai con un franzoso? e di rimando il marchese del Grillo: ” No Bastiano, per me lui è un uomo non un francese. Io so’ amico dell’omo no del francese”.

La riserva naturale: le cascate di Diosilla, la “zolfatara” ed il “Cavone”

Come dicevo all’inizio non limitatevi a vedere solo le rovine di Canale Monterano ma esplorate il bosco che costeggia il torrente Bicione.

Sarete letteralmente investiti dall’odore penetrante dello zolfo. Tutta la zona mantiene nelle sue viscere più profonde resti di un’antica attività vulcanica e ciò è evidente nelle polle d’acqua sulfurea gorgoglianti. Per gli etruschi ciò costituiva diretta manifestazione del mondo sotterraneo ed avevano consacrato tutta quell’area al Dio degli inferi Manth. Il nome “Monterano” deriva dal nome etrusco Manthuria, poi trasformato nell’alto medioevo in “Manturianum” (contrazione delle due parole Manturia e Castrum) ed infine in italiano “Monterano”. Pensate che a pochi km si trova il bosco di Manziana, la cui provenienza etimologica appare alquanto evidente, che è caratterizzato dalla presenza di polle d’acqua sulfurea.

È davvero un luogo ricco di fascino e di storia. A metà percorso è possibile ammirare una tagliata etrusca “il cavone”, ossia una strada scavata nella roccia. Purtroppo non è percorribile a causa della probabile caduta di massi. Al livello del torrente invece oltre a polle d’acqua, è visibile una grotta profonda ed una piccola cascatella detta della “Diosilla”.

La visita di tutto il luogo (rovine e bosco) richiede al massimo tre ore. Se vi rimane del tempo potete andare in alcuni luoghi lì vicino.

Cosa vedere nei dintorni: Rocca Francipane di Tolfa e Castello di Santa Severa

Per rimanere in tema potreste spostarvi nel borgo di Tolfa ed ammirare i resti della Rocca Frangipane, distrutta proprio come Canale Monterano dai Francesi nel 1799.

Se vi rimane del tempo andate verso il mare ed ammirate il tramonto dal Castello di Santa Severa.

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